domenica 30 maggio 2010

un passo

un passo
sulla terra che sanguina asfalto
sulle sue lacrime elettriche
sui suoi polmoni tagliati a metà
un passo
sulla scelta di un ovvio calvario
sui tuoi incubi confezionati
su un domani che ingurgiti a forza
un passo
su quelle inesistenti distanze
che incolmabili sembrano chiedere
quanto manca ancora per l'abisso
un passo
sul presagio del tuo fallimento
sulle fedi di porcellana
sopra quelli che restano indietro
un passo
sulle anime messe già in saldo
su parole che plasmi giocando
sui misteri ancora necessari
un passo
sui ricordi lavati a dovere
sulle ombre incollate alla strada
sull'infinito a brandelli

venerdì 28 maggio 2010

A metà del deserto

Grembo e abbandono
Rabbia e perdono
Sorgi e risplendi
madre dei miei giorni

Lacrime e mani
Crepuscolo e luna
Ci siamo incontrati
a metà del deserto

Alba e buon vino
Salvezza e rovina
Le fate danzano
ai confini del mare

Culle di spine
Casi o destini
Vita lungo la schiena
anche in assenza d'ali

Le muse scrivono
storie di poeti
Loro è la creazione
e non c'è peccato

Loro è la scelta
tra gioia e pentimento
Loro è la pace
Loro ogni momento

Taccia la pretesa
di legare le fiamme
Ascoltiamo in silenzio
il silenzio, un istante

Poi proseguiamo
con lo stesso passo
Ci rivedremo
a metà del deserto

martedì 25 maggio 2010

Vecchio

Vecchio... da quando sei così vecchio?
Da quando hai quelle rughe? E tutti quei capelli bianchi?

Io non ero capace di guardarti negli occhi, non lo facevo da tanto, perché ho alzato lo sguardo?
Forse sono state le tue mani, quelle vene in rilievo.
Forse il vino.

Ti abbraccerei forte. Ma devo odiarti, sei il mio nemico, lo sei sempre stato... o no?

Non sarò mai come te. Tradire anche me stesso è un lusso che proprio non posso permettermi.
Tu DEVI essere il mio nemico, vecchio.

Eppure vorrei spiegarti in due parole tutto quanto.
Se potessi ti mostrerei in un istante ogni mia alba e ogni mio tramonto.
Proverei a raccontarti di quel fratello ritrovato dopo innumerevoli vite. O di quegli occhi che sono stati un abisso di perdizione, di abominio e di piacere.
Ti spiegherei di coloro che tentano di bucare la realtà, dei passi che ho fatto sulla loro strada, oppure di quel cielo che sanguinava il più intenso amore.

Ti direi di quelle vite in fila che si trasformano in numeri,

della logica del compromesso,

dell'invidia e del veleno,

della notte in cui avevo sete di carne,

di quella in cui tremavo,

dell'idiozia che ti sputano in faccia,

della finzione di cui sono capaci tutti e anch'io,

del senso di asfissia,

del turpe vanto dell'ovvietà.

Ma la tua allegria ha visto più cose, vecchio. Non ti sorprenderei.
La tua ingenuità non è forse una malcelata disillusione?
Alzi la voce, ridendo, parli con quegli sconosciuti.
Che poi i veri sconosciuti siamo noi.

Potremmo parlare dell'ignavia. La loro, la tua, la mia.
Potrei dirti che è da un pò che non sono innamorato. Tu sei innamorato, vecchio?

Potremmo parlare anche del futuro, di quel dannato e opprimente DOMANI.
Dell'angoscia del dover essere, guadagnare, diventare un filo della rete, trasmettere.
Del bisogno di proteggere qualcosa. Qualcuno.



Ti guardo. Sei immensamente luminoso. E immensamente triste.

Tu ora non sei il mio nemico, perché sei mio fratello, vecchio.


Io invece sono abbastanza grande. E non ho tempo adesso.
Nemmeno per aver paura.

giovedì 20 maggio 2010

...

La bambola guarda il fumo che sale
Nemmeno stavolta ha provato piacere
Si sente un pò vuota riempiendo il bicchiere
per avvicinarsi al suo amore e al suo male

Il vecchio randagio sputa sul domani
e delle speranze degli altri già ride
Pochi denari e nel cuore una spada
Vuota la coppa e poi schiva i bastoni

La candela osserva senza chieder nulla
che in fondo il senso non le interessa
Una falena è la sua principessa
e mentre la bacia la uccide e la culla

C'è un cadente dipinto dal cuore slavato
che porta il sapore di giorni perduti
in morbidi abbracci e precoci saluti
nella magia di un antico roseto

Lo spacciatore brinda ai suoi giorni
e sa che ne esistono di ben peggiori
Preti, Politici e Professori
non lo lasceranno da solo all'Inferno

Il barman ha preso già un film a noleggio
e ora s'immagina sul suo divano
i pop corn di ieri ed una birra in mano
sperando che non gli si tocchi il parcheggio

La donna di carta ripensa ai suoi figli
così splendidi e ingrati, e ormai tanto lontani
Poi pensa alla forza dentro le sue vene
e poi a suo marito e a quei troppi sbadigli

Il giornale di oggi dorme sul bancone
ed è diventato già acqua passata
I vip in vetrina ed i morti ammazzati
passati di corsa anche in televisione

Il vento che soffia leggero ha rubato
una voce lontana, portata dal mare
per chi vuol capire, per chi sa ascoltare
per chi non ci crede alle vecchie stronzate

martedì 18 maggio 2010

... qui...

Ti volti e sei un sorriso
senza nessuna colpa
Sul tuo stelo immortale e fragile
scorre adesso la mia essenza

Ti volti e sei i tuoi petali
senza alcuna certezza
ed io non so rispondere
mentre mi chiedi un senso

Qui non ci guarda il sole
Qui non ci culla il vento
Qui nulla è mai esistito
Qui tutto sta nascendo

Ti volti e sei i tuoi giorni
quelli che non hanno cura
Danzano sui tuoi germogli
la Speranza e la Paura

Ti volti e vedo chiara
una lacrima di rugiada
che sia gioia o tristezza
la tengo sulle mie dita

Qui non ci guarda il sole
Qui non ci culla il vento
Qui nulla è mai esistito
Qui tutto sta nascendo

lunedì 17 maggio 2010

Flusso

Certi sguardi non li afferri
strisciano lontani
Figli dell'abitudine
e di complessi ricami

Risorge l'antico gioco
senza chiedere perdono
Sa improvvisarsi nuovo
e ti vuole già Veleno

Certe stagioni passano
solo per ritornare
e sanno di asfissia
mentre ti fanno respirare

Ma il tempo cambia forma
e si riversa in nuovi fogli
cancellando quel pudore
che rende muti i sogni


Io sono te, i tuoi occhi
Il modo in cui mi vedi
Io sono i tuoi sorrisi
Sono le tue ferite

Siamo Flusso e Vita
Finito ed Infinito
Una parola eterna
che a pronunciarla muore

Io sono te, i tuoi occhi


Certe mani non le sfiori
Sono già lontane
Incroci di cromosomi
e di casi o di destini

Sorge la stessa alba
ovunque ci troviamo
E' una poesia ridicola
Un male che non sentiamo

Certe forme di fede
sanno come inchiodare
un concetto infinito
che non si può spiegare

E' l'antica natura
che dà forma all'informe
E' il cuore del senso
che mai veglia e mai dorme


Tu sei me, i miei occhi
Il modo in cui ti vedo
Tu sei i miei sorrisi
e le mie ferite

Siamo Flusso e Vita
Finito ed Infinito
Una parola eterna
che a pronunciarla muore

Tu sei me, i miei occhi

giovedì 6 maggio 2010

Stomaco #5

Spiegare chiarire raccontare giustificare ponderare soppesare consigliare domandare. Troppe parole e sfumature ed espressioni perchè ci si capisca davvero. Troppe prospettive troppe informazioni perchè si possa sapere se davvero stiamo pensando o riciclando idee. Basterebbe un fottuto sguardo a volte basterebbe guardare bene. Non lo facciamo mai. E allora ci si ritrova tra curiosità ed indifferenza ad andare avanti sempre e comunque. C'è quello che ti guarda quello dei buoni consigli quello che nei tuoi panni avrebbe già tutte le soluzioni. C'è quello che ti sputtana quello che sa sorridere quello che è comunque colpa tua quello che ha trovato la sua strada. E poi chi chiede e dà per scontato chi guarda il mondo dall'alto in basso chi suppone di non aver sbagliato mai chi sa vivere "meglio". E vili e sottili strategie sempre le stesse monotone idiozie e il solito spettacolo che deve continuare e i fenomeni e i "santi" e i "diavoli" e l'apparenza e gli strati e sotto forse ancora un po' di pelle. E poi il veleno dei paesi di provincia e la noia e sogni di scorta pronti in tasca che non si sa mai e l'attenzione la fiducia da non svendere e certi silenzi d'oro e altri che sono abissi.
Poi ci sono arrivederci e addii c'è musica che ti fa bruciare c'è qualche piazza da riempire c'è il finale che puoi rendere scintillante c'è il lusso della scelta e qualcosa da dimostrare soltanto a se stessi e un po' di disillusione e poi c'è sempre un'alba dopo ogni notte e poi un viaggio e occhi vecchi che sembrano nuovi e vite che a sentirle raccontare sembrano inventate. E c'è la calma e il semplice bisogno di ritrovarsi in un abbraccio in un gesto da niente in un sorriso c'è la voglia di eliminare le distorsioni. Allora guarda oltre guarda attraverso guarda a fondo immergiti che il fiato ce l'hai e anche il tempo per sprecarlo. Perchè c'è lo spettacolo di una bellezza decadente che commuove c'è la città e quel che c'era sotto ci sono chilometri di verde c'è da correre finchè non senti più le gambe c'è qualcuno che forse ti assomiglia sul serio c'è la pioggia e la rugiada e il sole che culla il tuo respiro ansante. Perchè poi con la voglia di fare o no con la superficialità ostentata o la "predisposizione al labirinto" con un credo o senza siamo vivi tutti ancora dannatamente vivi. Il tempo di stare sospesi sta finendo a ognuno la sua strada a ognuno il suo destino. Punto. E virgola.