giovedì 30 dicembre 2010

Giorni a rotelle

Danza
sulla leggerezza
e ridi
ridi almeno un po'
Prova
a non dargli ragione
senza dargli torto
senza mai pregare
Di bisbigli
e voci grosse
ne possiamo fare a meno
Di silenzi troppo densi
Di tamburi e trombettieri
Di percorsi delineati
con le penne della noia
Di idee col preservativo
e di ore senza aria
Perché si può ancora correre
in questi giorni a rotelle
Perché c'è il freddo e c'è il caldo
anche con l'anestesia
Danza
sulla pesantezza
e piangi
piangi se ti va
Prova
a cambiarti le linee
ridisegna i limiti
del bene e del male
Di mercanti
e di messia
ne possiamo fare a meno
Di silenzi troppo lunghi
Di tamburi e trombettieri
Di domani disegnati
dalle mani della noia
Di idee col preservativo
in queste ore senza aria
Perché si può ancora correre
in questi giorni a rotelle
Perché c'è il freddo e c'è il caldo
anche con l'anestesia

domenica 19 dicembre 2010

Durante la pubblicità.

Incendierei con le parole
se potessi
le storie logore di torto e di ragione
Le guarderei bruciare piano
e rideresti
dell'illusione della disillusione
Ma sotto casa è già Natale
e siamo eroi ad intermittenza
Staccherei la spina, credimi
spegnerei la mia pazienza
Ma aspetterò l'anno nuovo
aspetterò che arrivino
coi loro ritornelli
dannatamente orecchiabili
coi loro bei sorrisi
da profeti o da contabili
con le nuove promesse
ad iniettarci le necessità
ad ammazzarci lentamente
durante la pubblicità
Non c'è più il tempo per le scuse
caro amico
e non è certo per distrarmi che ti scrivo
che se la vita ti sbatte in faccia
o la rinneghi
o la respiri fino a ucciderti i polmoni
Ma sotto casa è già Natale
e siamo eroi ad intermittenza
Staccherei la spina, credimi
al banchetto dell'abbondanza
Aspetteremo l'anno nuovo
Aspetteremo che arrivino
coi loro taccuini
per le sole idee accettabili
con la loro libertà
che al posto delle ali ha gli alibi
con i nuovi articoli
ad iniettarci le necessità
per ammazzarci lentamente
durante la pubblicità




mercoledì 1 dicembre 2010

Il rivoluzionario.

se domani non piove, mamma
vado a cambiare il mondo
guardami, la forza ce l'ho
pensa, oggi ho tenuto un megafono
e abbiamo giocato a poker in cortile
e ho gridato
compagni, non dobbiamo arrenderci
e tutti mi guardavano
guardavano me, mamma
tranquilla, niente botte
tutto regolare
ho gridato, dicevo,
in un megafono vero
mica come chi scrive libri
per farsi soldi
noi non li si tollera i furbi
e lo gridiamo insieme
dobbiamo difendere i nostri diritti
e quindi non fermarmi, mamma
non puoi fermarmi
se vuoi fare qualcosa
preparami le cotolette
come piacciono a me
grazie
poi domani svegliami presto
che se non piove, giuro,
vado a cambiare il mondo




martedì 30 novembre 2010

La gente dimentica.

Amico mio
forse il primo dei problemi
è che la gente dimentica.
Per carità, mica è cattiveria...
è questione, credo, di sopravvivenza.
Che poi se lo credo
l'avrò pur letto da qualche parte
e se l'ho letto, puoi credermi,
qualcuno ci ha pensato.
Magari, che ne so,
era qualcuno di importante.
Comunque cosa dicevamo?
Ah sì,
che la gente dimentica
e dimentica il giorno, perlopiù,
dimentica ad esempio
di essersi arrabbiata la sera prima,
di essersi commossa,
di aver avuto i brividi, addirittura,
o ancora
dimentica di aver amato
e alza muri su muri
per improvvisare una difesa.
Io pure ad esempio
non è che ricordo tutto
e se ora decido, che so,
di smettere di fumare
poi fumerò lo stesso.
Capita, no?
Come capita
di non ricordare una voce
o di pregare
"Non recidere, forbice, quel volto"
e gli altri?
Dimenticati.
Poi ognuno lo rinfaccia ad un altro
e magari i più distratti
sono quelli che parlano di più.
Può succedere pure
che uno si dimentichi di essere un uomo.
Ora non vorrei esagerare
ma credo che statisticamente
ricordando tutto
le guerre diminuirebbero
e mica poco, amico mio!
E le incomprensioni
e tutto il sangue amaro...
Non so, la butto lì,
ma non sarebbe affatto male,
se fossimo capaci
di non dimenticare più.

sabato 27 novembre 2010

Il lupo della steppa

Se fosse realtà
la storia di cui canti
lo capiresti mai?
Se fosse una bugia
la fede a cui ti aggrappi
lo ammetteresti mai?
Quante cose attraversano il tuo cielo
e non lo sai o non lo vuoi vedere
credendo di saper guardare
sul fondo del fondo di un sapere
Ricomponi lo specchio
prima di annegare
Guardami negli occhi
Hai imparato a ridere?
Se fosse realtà
quel tuo sogno assurdo
lo capiresti mai?
Se fosse una bugia
ogni idea per cui sei in piedi
lo ammetteresti mai?
Quanti frammenti di splendore ti sei perso
etichettandoli come banalità
credendo di saper respirare
un'aria logora che non capivi
Ferma la corrente
prima di annegare
Guardami negli occhi
Hai imparato a ridere?

martedì 23 novembre 2010

Trenta.

Queste voci
riesci a sentirle?
Sono di un mondo
lontano solo un passo
La mia terra
da qui sembra una bambina
Guarda bene
porta ancora i segni addosso
Madri e mani
aggrappate alla speranza
che i mercanti
si vendevano l'un l'altro
tra le radici divelte
di chi aveva la forza
per cercare un altro dove
oppure per fare senza
La pioggia allora
ricordava agli uomini
che sempre uomini
sarebbero rimasti
Per qualcuno il concetto
era un po' meno chiaro
e la propria compassione
la vendeva al grammo
Chi sa cosa si prova
a vedere aprirsi
un pezzo dell'inferno
sotto le proprie gambe
Chi sa cosa si prova
quando quello che si legge
straripa dalle righe
e strappa tutti i fogli
Chi sa cosa si prova
a scoprire l'istinto
al di là delle promesse
al di là delle pretese
Chi sa cosa si prova
a lasciarsi consumare
oppure ad aspettare
bestemmiando preghiere

Noi, figli delle vetrine
delle stelle in affitto
e dei sogni in scatola
dovremmo ricordarlo
qualche volta
anche per caso
dovremmo ricordarlo
che sin dall'inizio
o forse anche prima
non siamo stati altro
che dei sopravvissuti









sabato 13 novembre 2010

De Generatione

Pensa che divertente
quando avremo trent'anni
e ci chiederemo
che faremo da grandi
Pensa che bello
mentre tutto si scioglierà
e saremo lì ad aspettare
che sia sabato sera
Pensa che ironia
avere il mondo ad un passo
e non volerlo guardare
perché sembra già visto
Come sarà romantico
raccontare ai nostri figli
del giorno in cui ci siamo
conosciuti in chat
Balla la mia gente
sotto mille luci
Grida la mia gente
senza avere voce
Sarà divertente
ricordare un giorno
le nostre proteste
tra tastiere e mouse
Poi pensa che bello
senza una pensione
forse la vecchiaia
sarà la libertà
Ma quanta ironia
nell'andare tutti al mare
a scattarci un paio di foto
con sorrisi copri-stress
Come sarà romantico
dire ai nostri figli
tutta questa immondizia
un giorno sarà tua
Balla la mia gente
sotto mille luci
Grida la mia gente
senza avere voce

mercoledì 10 novembre 2010

Sulla buccia di un mandarino

il tarlo che bacia il legno
lima il rumore perché sia silenzio
tu intanto sogni le tue onde
sulla buccia di un mandarino
le bandiere ti invitano a prendere
un buon nemico e un fucile discreto
i mercanti sono dappertutto
e per quanto remi oramai ti hanno preso
scrivimi qualche volta
per lasciarti fraintendere un po'
mi troverai bene dove sono
senza una scusa
senza una musa
se il cane gira su se stesso
è per far paura alla propria ombra
tu intanto sospiri al pensiero
che tocchi aspettare per l'alta marea
gli urlatori ti danno un motivo
per squarciarti la gola con loro
e gli ignavi, bravi rampicanti
scopano senza piacere la noia
ti scriverò qualche volta
così mi fraintenderai un po'
proverò a dirti che sto bene
senza una scusa
senza una musa
il camaleonte si adatta
perché tutto il resto sa farlo di meno
tu intanto sogni le tue onde
dalla buccia di un mandarino

giovedì 4 novembre 2010

L'assonanza

non ci si dovrebbe stendere
tra le conchiglie rotte
né fare la somma
dei nostri troppi sbadigli
a chi tocca oggi, dimmi
la parte del reggi- manico
chi si sveglia anche domani
con un gallo dentro lo stereo
sul concetto ci sarebbe da dire
o magari soltanto da ridere
se conto io non si salva nessuno
perché conosco tutti i nascondigli
se conto io si salvano tutti
perché alla fine conto i miei sbagli
ma che bari o sia onesto non cambia
chi controlla è fuori a far miracoli
lei si guarda e dietro il fondotinta
non si sa se ora sappia chi c'è
fatto sta che mi sembra contenta
forse pensa lo stesso di me
ma non è l'assonanza che cerco
casomai voglio solo giocare
esco anche se resto ed accendo
il veleno che mi darà l'amen
sopra il giro dei soliti, al bar
non ho alcun solito da ordinare
almeno questo mi sembra qualcosa
anche se niente affatto speciale
quest'assonanza mi insegue
l'ho già detto che non la volevo
sì, va bene che non si dovrebbe
ma ritorno tra le mie conchiglie
lei mi guarda e sorride e risplende
ci si manda al diavolo anche così
l'ho imparato ormai da un paio di vite
lo dimentico sempre, peccato

lunedì 25 ottobre 2010

Bang.

ma come si sbatte
la mediocrità
per sembrare qualcosa
di eccezionale
e come ci fotte
l'assenza di peso
la noia di guerre
che non combatteremo
comodi
comodi
dentro il cassetto
se ci entra il passato
ci andrà anche il futuro
comodi
comodi
ad abbuffarci di niente
come scheletri di elefanti
che ululano
dai loro divani
già estinti ma vivi
mentre cerchiamo
di cercare qualcosa
e ci crocifiggiamo
a turno

aspetto
la mia lapidazione
comodo
comodo
anch'io
magari stasera
guardo un bel film
poi domani
domani?
boh


venerdì 22 ottobre 2010

Lettera

A te potrei chiedere

come stai

anche se lo so

che come me

non stai mai bene

e neanche male

Hai le tue forbici

le tue chimere

e ti salvi abbastanza

senza mai farla franca



Invece per te

vorrei piangere un po’

ma se hai capito

anche solo un millesimo di quest’anima

saprai già perfettamente

che non ne sono capace

Poi, in fondo,

a chiedere scusa

non è che cambi qualcosa

ed è abbastanza tardi

per continuare a lasciarsi scorrere addosso

qualcosa che non esiste



A te invece

amico mio

che aspetti un sogno

che vada in porto

senza sudare

e mi chiedi parole, comprensione

Spiacente

il fabbricante di parole ha chiuso

e sul capirci

credo sia il caso

di provarci la prossima vita



Tu che ridi

e sembra che ti basti così

voglio provarci anch’io

Facciamo che qualche volta

mi insegni a giocare di più

ti va?



Poi per te

che ti appaghi di te stessa

o ci provi

Non è che il mondo giri così

perlomeno da qui non sembra

Certo se ti riesce

di riuscire meglio

non potrò mai dire di essere d’accordo

ma saprò farti i miei complimenti



Per ogni guerra

ad un passo, ogni giorno

che non vediamo

Per ogni masturbazione

più o meno mentale

e per ogni solitudine

Per tutta questa vita

fottuta e benedetta

saluti da qui dentro

non saprei se distinti

Il nome forse è meglio

che lo scriviate voi

Non mi ucciderà.

la strada che diviene

un intreccio di linee

pennellate distratte

violente e delicate

mentre il vento ti attraversa

ancora più distratto

e non hai neanche un momento

per trasformarlo in fiato

perdendo la consapevolezza

di avere delle gambe

proteso verso un appiglio indefinito

forse il posto che chiamo casa

non l’ho mai sentito

appartenermi così tanto

e corro

corriamo

col sangue che brucia

e la pioggia non lo bagna

la pioggia è uno scarabocchio

come la strada

come tutto al di fuori

del puro e semplice correre

è così che ci si dimentica di sé

o è così che ci si scopre reali?

non parole

non percezione

solo una dannata voglia

di non fermarmi

vorrei ricordarlo sempre

questo salto su un precipizio

che se lo guardi

il precipizio ti attraversa

vorrei ricordarlo ogni giorno

che considero un giorno sprecato

e non fermarmi

né fermarti, fratello

che a voltarsi

c’è quel dannato rumore

nell’aria confusa

scarabocchiata

come la pioggia

come la strada

nell’aria che i polmoni negano

che a voltarti

ci sono due occhi

due occhi, se ci pensi,

con tutte le altre cose

che fanno un uomo

né più né meno di noi

peccato che a noi tocchi correre

fino al muro per gridare “liberi”

fino al muro per sentire i brividi

di confine tra gioia e paura

oppure è una fortuna

che almeno noi corriamo

apro gli occhi

catturo un po’ di ossigeno

siamo stati il precipizio

il vento

scarabocchiati anche noi

indefiniti per un tempo infinito

che se l’infinito esiste

deve essere qualcosa di simile

ad un momento così

apro gli occhi

la pace è tachicardia

non ho un dio da ringraziare

per ora ringrazio la porta

alle mie spalle

che ritraccia il confine

tra me e quella pioggia pesante

quella pioggia malata

ogni cosa riprende i suoi contorni

lo sfumato e l’opaco

tornano forma e colore

scuro, ok,

ma comunque colore

mi guardo le mani

e penso, giurando,

per quel che si può

questa città

non mi ucciderà

questa città

non mi ucciderà

sabato 2 ottobre 2010

Mi piace

Mi piace giocare col tipo che mi ospita.
Mi piace spingerlo al limite.
Mi piace quando qualcuno mi mostra che il masso che avevo sullo stomaco non era altro che un sassolino.
Mi piace sorprendere.
Mi piace quando mi sorprendono.
Mi piace ridere della rovina, sulle rovine che quasi tutti vedono in piedi.
Mi piace non prendermi sul serio.
Mi piace non prenderli sul serio.
Mi piacciono gli occhi di chi vive in strada, quegli occhi che sanno riconoscerti da come cammini.
Mi piace osservare. Mi piace prendere la nevrosi alle spalle, inchiodare splendore e orrore.
Mi piace quando riesco a perdonare davvero.
Mi piace quando qualcuno mi perdona davvero.
Mi piace far passare tutte quelle bugie fra le dita, leccare la noia, poi riaprire gli occhi e ricominciare.
Mi piace il fondo, perché so che tanto risalgo, prima o dopo.

domenica 12 settembre 2010

Luna in saldo

L'abitudine scivola lenta
nel soliloquio dell'apparenza
ombra dell'ombra di un pensiero
masticato senza appetito
Vuoi un coltello per tagliare il cielo
e venderlo caro grammo per grammo
Vuoi un coltello che limi parole
per raccontare il giro dell'ovvio
In questo teatro di soli attori
di arrampicatori di specchi e cazzate
c'è un simil-tramonto, una luna in saldo
su centinaia di nuovi poeti
Mentre persino il silenzio non tace
ognuno s'inchina e prega al proprio altare
ombra dell'ombra del credo malato
di chi ama scopare con le proprie brame
Vuoi un coltello per tagliare il cielo
e venderlo caro grammo per grammo
Vuoi un coltello che limi parole
per raccontare il giro dell'ovvio
In questo teatro senza spettatori
di marionette che fingono vita
c'è un mare di carta, una luna in saldo
per centinaia di nuovi poeti




venerdì 3 settembre 2010

Ballata dell'instabilità

Solo un attimo fa
aveva tutto un senso
Solo un attimo fa
e adesso è così freddo
Gelo sottopelle
e tu
quale illusione donerai al tuo specchio?
Solo un attimo fa
masticavi il vuoto
Solo un attimo fa
ed ora hai un altro sole
Sogni sottopelle
e tu
come potrai dire no ai tuoi occhi?
Sospesi su un'essenza inafferrabile
inventiamo sempre altre necessità
mentre il cielo ci scioglie addosso le nuvole
e prima o poi se le riprenderà
Solo un attimo fa
eri così immortale
Solo un attimo fa
e adesso stai tremando
Neve sottopelle
e tu
quali bugie racconterai al tuo specchio?
Solo un attimo fa
sembrava tutto perso
Solo un attimo fa
e adesso stai bruciando
Sogni sottopelle
e tu
come potrai dire no ai tuoi occhi?
Sospesi su un'assenza incomprensibile
in bilico tra luce e atrocità
Il cielo ci porta il mare in briciole
e prima o poi se lo riprenderà

mercoledì 1 settembre 2010

Settembre

Aspetto che l'orologio segni la mezzanotte. Allora accenderò la sigaretta.
Voglio salutarlo così questo settembre.
In sottofondo musica che batte e si espande seguendo il flusso dei miei pensieri.
Un istante. Degli occhi possono essere un istante.
Penso al concetto di "sempre", un concetto che ho perso.
Inseguo frammenti secondi impressioni.
Accarezzo un'instabilità che è pura creazione.
Luna calante da qualche parte lassù. Lampioni che si divertono a distorcere l'apparenza delle cose.
Solite vite per la loro strada.
Ancora due minuti.
Sarà un coltello sarà una rinascita sarà aspettato sarà nuovissimo sarà come non voglio sarà come spero.
Ecco, è qui.
Accendo. Giù, fino al petto, più giù.
Agosto mi scorre tra le dita, anche gli occhi, ogni istante.
Mi viene da dire grazie.
E poi.
Ancora.
Sulla strada degli addii.
Sulla strada delle anime che sanno bruciare.

domenica 29 agosto 2010

Alla fine del viaggio

Terra di sale e polvere
di vino e di radici
dove le mani divengono vento
e faccio pace con i miei sbagli
Un pescatore in silenzio
cattura riflessi di luna
mentre tra i sassi scivola
un fiume verde di vita
Lascio che il mare mi levighi
sospeso su un po' d'infinito
Chiudo le porte di ieri
Alla fine del viaggio
uccido i miei confini
Fratello, sorridi agli addii
Ci siamo feriti e ci siamo curati
All'ombra di un nuovo orizzonte
saprò sempre ritrovarti
Sorella, ora culla i tuoi giorni
Infrangi il senso di abbandono
Tornerai ad ardere ancora ed ancora
Tornerà la luce sulle tue ali
Lascio che il mare mi levighi
sospeso su un po' d'infinito
Chiudo le porte di ieri
Alla fine del viaggio
uccido i miei confini

domenica 15 agosto 2010

Agosto

Non ho niente da fare
facciamo che mi manchi
Facciamo che ho bisogno di qualcosa
di qualcuno
Facciamo che mi arrabbio
per quei sorrisi finti
per tutti i complimenti appiccicati
a questo buio
Facciamo che mi aspetto
che si aspettino qualcosa
Facciamo come sempre
che cerchiamo una sorpresa
Ho visto un bambino scrivere poesie
sulla sabbia
La sua musa di neve vendeva l'amore
da una gabbia
di giorni incolori e promesse d'eterno
pagata da un dio con frammenti d'inferno
Non ho niente da fare
facciamo che ci provo
a non semplificare il vostro mondo
così nuovo
Facciamo che progetto
la prossima salita
Facciamo che disegno un'altra forma
un'altra uscita
Facciamo come sempre
un'altra stupida domanda
Facciamo che speriamo
in qualcuno che risponda
Ho visto un bambino scoprire l'ironia
e la rabbia
tra compagni di giochi e castelli crollati
su una spiaggia
di cocci e di occhi e occasioni di luce
passo dopo passo su un filo di voce
Non ho niente da fare
facciamo che ora è estate
Facciamo che dormiamo
e ci sveglieremo poi

venerdì 13 agosto 2010

Grazie

Mani, calore, sangue che scorre senza farsi domande, lì, nel tempo in cui non ti aspetti nulla.
E poi quella musica che ha cullato il flusso di ieri.
Il senso diviene uno sfamarsi per avere più fame, fame di altri occhi ancora e ancora, sempre di più.
Per dire fino all'ultimo.
Vaffanculo. Io sono vivo.

giovedì 8 luglio 2010

E poi

L'aria stagnante
avvolge densi pensieri
La calma del dopo
le mani lavate
Lucida fila
di idee masticate
sputate un po' presto
senza assaporarle
Ora ho così fame
che le rimangerei
ma sarebbe imbrogliare
e poi non capirei
I luoghi comuni
sull'idea d'infinito
sono già riciclati
e hanno un nuovo vestito
La ferocia gentile
dei miei estranei fratelli
passa tra frasi fatte
che si fanno coltelli
Io per farle sparire
tutte le ingoierei
ma sarebbe scortese
quindi le lascio a voi
Fermate la giostra
che voglio pensare
all'apatia in saldo
all'offerta speciale
di giornate incolori
di nuovi e vecchi amori
di tutto 'sto rumore
di consunte parole
Ora ho così fame
che le rimangerei
ma sarebbe imbrogliare
e poi vomiterei

martedì 6 luglio 2010

I tuoi occhi

E' grazie a te
che posso sbagliare
prendere treni
ridere
piangere
E' grazie a te
che posso versare
inchiostro e sogni
morire
vivere
A volte vorrei
che mi cullassi ancora
quando fuori è freddo
e la realtà è una lama
Ma la pelle deve
imparare da sola
e saprò difendermi
io che ho i tuoi occhi


Buon compleanno

Punti di vista




Che scogli sono i sassi
se vivi in uno stagno








giovedì 24 giugno 2010

La bestemmia è un privilegio

Manca un'ora alla partita. Tensione nell'aria, tutti appiccicati allo schermo, qualcuno c'ha pure la bandierina, magliazzurra, finito il poporopopopo (con buona pace dei White Stripes) balliamo il wakawaka. Italiani di comodo.
Non essendo un fanatico dello sport non amo seguire i mondiali. Per poi sentirmi dire come fai a non emozionarti. Come faccio.
L'Aquila ancora a terra, l'immondizia sotto casa, il futuro di qualche generazione (compresa la mia) che è una totale incognita, monumenti trattati senza alcun ritegno, la camorra che fa il solito giro e segna il territorio, il governo che si tutela, l'acqua ai privati, la crisi dei comuni, economia a puttane e yacht a chi sta su, principi canterini, il dissenso disordinato, solita overdose di notizie assorbite come se nulla fosse, allora la domanda la faccio io. Come fate a non incazzarvi. Dov'è il patriottismo quando la gente viene lasciata in mezzo ad una strada. Dov'è questo senso di unione, la gente che ama l'Italia, la solidarietà. Scandalizzati da una battuta di Bossi, pubbliche scuse. E il resto nel dimenticatoio. Come sempre. Non si tratta nemmeno di ignoranza e la parola menefreghismo è riduttiva. Basta guardarsi intorno, cristo. Intanto formazioni a memoria, come un'avemaria, e fanatismo e litigi su un'azione che poteva andare meglio e poi ascoltiamo le dichiarazioni del mister e interviste e riflettori e sponsor. Un pò come il tipico cattolico che va a messa a Natale e Pasqua, siamo tutti italiani ora, ogni quattro anni ci ricordiamo la bandiera, l'orgoglio, risorge il buonismo.
Allora vaffanculo. Me ne fotto della nazionale. Non mi sento rappresentato dagli undici in campo e dal resto in panchina. Non mi emoziona in alcun modo la coesione che dà questo cazzeggio patriottico.
Lo ribadisco, è un argomento che ho già affrontato anche con persone così assuefatte a questa usanza che mi guardavano come se stessi bestemmiando. Voglio sentirmi libero, anche di disgustarmi di questa leggerezza che sarebbe gradita in un contesto migliore, ma che ora sa soltanto d'ipocrisia.
Bestemmio. La bestemmia è un privilegio.

domenica 30 maggio 2010

un passo

un passo
sulla terra che sanguina asfalto
sulle sue lacrime elettriche
sui suoi polmoni tagliati a metà
un passo
sulla scelta di un ovvio calvario
sui tuoi incubi confezionati
su un domani che ingurgiti a forza
un passo
su quelle inesistenti distanze
che incolmabili sembrano chiedere
quanto manca ancora per l'abisso
un passo
sul presagio del tuo fallimento
sulle fedi di porcellana
sopra quelli che restano indietro
un passo
sulle anime messe già in saldo
su parole che plasmi giocando
sui misteri ancora necessari
un passo
sui ricordi lavati a dovere
sulle ombre incollate alla strada
sull'infinito a brandelli

venerdì 28 maggio 2010

A metà del deserto

Grembo e abbandono
Rabbia e perdono
Sorgi e risplendi
madre dei miei giorni

Lacrime e mani
Crepuscolo e luna
Ci siamo incontrati
a metà del deserto

Alba e buon vino
Salvezza e rovina
Le fate danzano
ai confini del mare

Culle di spine
Casi o destini
Vita lungo la schiena
anche in assenza d'ali

Le muse scrivono
storie di poeti
Loro è la creazione
e non c'è peccato

Loro è la scelta
tra gioia e pentimento
Loro è la pace
Loro ogni momento

Taccia la pretesa
di legare le fiamme
Ascoltiamo in silenzio
il silenzio, un istante

Poi proseguiamo
con lo stesso passo
Ci rivedremo
a metà del deserto

martedì 25 maggio 2010

Vecchio

Vecchio... da quando sei così vecchio?
Da quando hai quelle rughe? E tutti quei capelli bianchi?

Io non ero capace di guardarti negli occhi, non lo facevo da tanto, perché ho alzato lo sguardo?
Forse sono state le tue mani, quelle vene in rilievo.
Forse il vino.

Ti abbraccerei forte. Ma devo odiarti, sei il mio nemico, lo sei sempre stato... o no?

Non sarò mai come te. Tradire anche me stesso è un lusso che proprio non posso permettermi.
Tu DEVI essere il mio nemico, vecchio.

Eppure vorrei spiegarti in due parole tutto quanto.
Se potessi ti mostrerei in un istante ogni mia alba e ogni mio tramonto.
Proverei a raccontarti di quel fratello ritrovato dopo innumerevoli vite. O di quegli occhi che sono stati un abisso di perdizione, di abominio e di piacere.
Ti spiegherei di coloro che tentano di bucare la realtà, dei passi che ho fatto sulla loro strada, oppure di quel cielo che sanguinava il più intenso amore.

Ti direi di quelle vite in fila che si trasformano in numeri,

della logica del compromesso,

dell'invidia e del veleno,

della notte in cui avevo sete di carne,

di quella in cui tremavo,

dell'idiozia che ti sputano in faccia,

della finzione di cui sono capaci tutti e anch'io,

del senso di asfissia,

del turpe vanto dell'ovvietà.

Ma la tua allegria ha visto più cose, vecchio. Non ti sorprenderei.
La tua ingenuità non è forse una malcelata disillusione?
Alzi la voce, ridendo, parli con quegli sconosciuti.
Che poi i veri sconosciuti siamo noi.

Potremmo parlare dell'ignavia. La loro, la tua, la mia.
Potrei dirti che è da un pò che non sono innamorato. Tu sei innamorato, vecchio?

Potremmo parlare anche del futuro, di quel dannato e opprimente DOMANI.
Dell'angoscia del dover essere, guadagnare, diventare un filo della rete, trasmettere.
Del bisogno di proteggere qualcosa. Qualcuno.



Ti guardo. Sei immensamente luminoso. E immensamente triste.

Tu ora non sei il mio nemico, perché sei mio fratello, vecchio.


Io invece sono abbastanza grande. E non ho tempo adesso.
Nemmeno per aver paura.

giovedì 20 maggio 2010

...

La bambola guarda il fumo che sale
Nemmeno stavolta ha provato piacere
Si sente un pò vuota riempiendo il bicchiere
per avvicinarsi al suo amore e al suo male

Il vecchio randagio sputa sul domani
e delle speranze degli altri già ride
Pochi denari e nel cuore una spada
Vuota la coppa e poi schiva i bastoni

La candela osserva senza chieder nulla
che in fondo il senso non le interessa
Una falena è la sua principessa
e mentre la bacia la uccide e la culla

C'è un cadente dipinto dal cuore slavato
che porta il sapore di giorni perduti
in morbidi abbracci e precoci saluti
nella magia di un antico roseto

Lo spacciatore brinda ai suoi giorni
e sa che ne esistono di ben peggiori
Preti, Politici e Professori
non lo lasceranno da solo all'Inferno

Il barman ha preso già un film a noleggio
e ora s'immagina sul suo divano
i pop corn di ieri ed una birra in mano
sperando che non gli si tocchi il parcheggio

La donna di carta ripensa ai suoi figli
così splendidi e ingrati, e ormai tanto lontani
Poi pensa alla forza dentro le sue vene
e poi a suo marito e a quei troppi sbadigli

Il giornale di oggi dorme sul bancone
ed è diventato già acqua passata
I vip in vetrina ed i morti ammazzati
passati di corsa anche in televisione

Il vento che soffia leggero ha rubato
una voce lontana, portata dal mare
per chi vuol capire, per chi sa ascoltare
per chi non ci crede alle vecchie stronzate

martedì 18 maggio 2010

... qui...

Ti volti e sei un sorriso
senza nessuna colpa
Sul tuo stelo immortale e fragile
scorre adesso la mia essenza

Ti volti e sei i tuoi petali
senza alcuna certezza
ed io non so rispondere
mentre mi chiedi un senso

Qui non ci guarda il sole
Qui non ci culla il vento
Qui nulla è mai esistito
Qui tutto sta nascendo

Ti volti e sei i tuoi giorni
quelli che non hanno cura
Danzano sui tuoi germogli
la Speranza e la Paura

Ti volti e vedo chiara
una lacrima di rugiada
che sia gioia o tristezza
la tengo sulle mie dita

Qui non ci guarda il sole
Qui non ci culla il vento
Qui nulla è mai esistito
Qui tutto sta nascendo

lunedì 17 maggio 2010

Flusso

Certi sguardi non li afferri
strisciano lontani
Figli dell'abitudine
e di complessi ricami

Risorge l'antico gioco
senza chiedere perdono
Sa improvvisarsi nuovo
e ti vuole già Veleno

Certe stagioni passano
solo per ritornare
e sanno di asfissia
mentre ti fanno respirare

Ma il tempo cambia forma
e si riversa in nuovi fogli
cancellando quel pudore
che rende muti i sogni


Io sono te, i tuoi occhi
Il modo in cui mi vedi
Io sono i tuoi sorrisi
Sono le tue ferite

Siamo Flusso e Vita
Finito ed Infinito
Una parola eterna
che a pronunciarla muore

Io sono te, i tuoi occhi


Certe mani non le sfiori
Sono già lontane
Incroci di cromosomi
e di casi o di destini

Sorge la stessa alba
ovunque ci troviamo
E' una poesia ridicola
Un male che non sentiamo

Certe forme di fede
sanno come inchiodare
un concetto infinito
che non si può spiegare

E' l'antica natura
che dà forma all'informe
E' il cuore del senso
che mai veglia e mai dorme


Tu sei me, i miei occhi
Il modo in cui ti vedo
Tu sei i miei sorrisi
e le mie ferite

Siamo Flusso e Vita
Finito ed Infinito
Una parola eterna
che a pronunciarla muore

Tu sei me, i miei occhi

giovedì 6 maggio 2010

Stomaco #5

Spiegare chiarire raccontare giustificare ponderare soppesare consigliare domandare. Troppe parole e sfumature ed espressioni perchè ci si capisca davvero. Troppe prospettive troppe informazioni perchè si possa sapere se davvero stiamo pensando o riciclando idee. Basterebbe un fottuto sguardo a volte basterebbe guardare bene. Non lo facciamo mai. E allora ci si ritrova tra curiosità ed indifferenza ad andare avanti sempre e comunque. C'è quello che ti guarda quello dei buoni consigli quello che nei tuoi panni avrebbe già tutte le soluzioni. C'è quello che ti sputtana quello che sa sorridere quello che è comunque colpa tua quello che ha trovato la sua strada. E poi chi chiede e dà per scontato chi guarda il mondo dall'alto in basso chi suppone di non aver sbagliato mai chi sa vivere "meglio". E vili e sottili strategie sempre le stesse monotone idiozie e il solito spettacolo che deve continuare e i fenomeni e i "santi" e i "diavoli" e l'apparenza e gli strati e sotto forse ancora un po' di pelle. E poi il veleno dei paesi di provincia e la noia e sogni di scorta pronti in tasca che non si sa mai e l'attenzione la fiducia da non svendere e certi silenzi d'oro e altri che sono abissi.
Poi ci sono arrivederci e addii c'è musica che ti fa bruciare c'è qualche piazza da riempire c'è il finale che puoi rendere scintillante c'è il lusso della scelta e qualcosa da dimostrare soltanto a se stessi e un po' di disillusione e poi c'è sempre un'alba dopo ogni notte e poi un viaggio e occhi vecchi che sembrano nuovi e vite che a sentirle raccontare sembrano inventate. E c'è la calma e il semplice bisogno di ritrovarsi in un abbraccio in un gesto da niente in un sorriso c'è la voglia di eliminare le distorsioni. Allora guarda oltre guarda attraverso guarda a fondo immergiti che il fiato ce l'hai e anche il tempo per sprecarlo. Perchè c'è lo spettacolo di una bellezza decadente che commuove c'è la città e quel che c'era sotto ci sono chilometri di verde c'è da correre finchè non senti più le gambe c'è qualcuno che forse ti assomiglia sul serio c'è la pioggia e la rugiada e il sole che culla il tuo respiro ansante. Perchè poi con la voglia di fare o no con la superficialità ostentata o la "predisposizione al labirinto" con un credo o senza siamo vivi tutti ancora dannatamente vivi. Il tempo di stare sospesi sta finendo a ognuno la sua strada a ognuno il suo destino. Punto. E virgola.

sabato 3 aprile 2010

Le lacrime di Orfeo

Inerti i tuoi polsi sull'oblio
mentre le ombre ti bramano e lambiscono
i contorni della mia anima
Il tuo viso di cera si sta sciogliendo

Digrignano i denti gli oscuri signori
e tu non tremi se non di desiderio
Provo a protendere una mano
ma sono ormai un grido senza speranza

Così triste si leva il mio canto
che commuove persino la Morte
Forse proprio sul fondo del buio
troveremo salvezza e redenzione



In un corridoio di corpi putrefatti
la mia promessa guida i nostri passi
Il sole sembra quasi irraggiungibile
ma annienterò l'infinito per te

Un passo ancora e potrò di nuovo averti
eppure sento una tristezza immensa
Forse non brami salvezza, Euridice ...?
Forse non vuoi rivedere la luce ...?

Il tuo dolore avrà mai requie, amore ...?
Ed io come riuscirò a salvarti ...?
Alla fine di questo percorso, dimmi,
sarò ancora capace di amarti ...?

Manca poco, un istante, uno solo
Ti prego, adesso stringi questa vita
Non rinnegarmi per quella notte senza fine
Lascia che provi ancora a renderti felice

Ecco la luce, è come essere in un sogno
Ecco la luce, la rinascita è ormai nostra
Ecco la luce, mi volto e stai svanendo
Ecco la luce, è come essere in un sogno


I sogni sono un dolce e amaro inganno
Svanisci, amore mio, e a me cosa resta ...?
La notte che voleva farti sua
La notte, quella notte, eri tu stessa

I sogni sono un dolce e amaro inganno
Continuerà a suonare questa lira
Per la musa che riposa sulle spine
fin quando verrà anche la sua fine






martedì 2 marzo 2010

I passi alle mie spalle.
I pochi motorini.
I miei passi.
La città di notte la conosco. Le appartengo e lei mi appartiene.
Uno sguardo è dipinto distrattamente da un dio delle tenebre, in quest'aria rarefatta di rinascita che qualche ora fa era logora, tagliata dalle mille voci del giorno che ora tacciono.

La spazzatura di oggi.
La polvere di ieri.
I misteri crocifissi.
Non c'è un suono che non desideri tra queste bellezze decadenti.
Invito la luna ad un ultimo ballo. E non m'importa di sembrare goffo.

La città di notte la conosco.
Cammino sui miei pensieri bruciati.
Ho sete.

lunedì 22 febbraio 2010

Cenere

Gocce lungo le dita
Carne sconfitta
Stasi di porpora
L’ansimare dell’anima
è il solo suono che avverti
e hai paura di te
ora che puoi tradire
Era scritto
e già lo sapevi
Ti sorprendi
solo per ingannarti
Sei cenere
pronta a tornare ad ardere
E’ perché sei vivo
che hai tutto e niente da perdere

sabato 20 febbraio 2010

Aria

Essere come l'aria
io vorrei
Mai più ferire
Mai più morire
Essere come il vento
io vorrei
Poter fuggire
mai più tornare
E lontano senza posa vivere
cullando voli anche se inutili
E lontano senza sentirmi fragile
aver come spose le nuvole
Essere come l'aria
io vorrei
Sempre risorgere
Sempre svanire

giovedì 18 febbraio 2010

Notte

Ho spento le candele in ogni stanza
Dormite
Ho ucciso il senso almeno fino all'alba
Sognate
Ho cullato speranze disperate
Danzate
Ho giocato con frammenti d'inferno
Bevete
Ho messo via la noia e l'abbandono
Ridete
Ho ascoltato il suono della rugiada
Cantate
Ho amato anche l'abisso più profondo
Vivete
Ho spento le candele in ogni stanza
Dormite

domenica 14 febbraio 2010

Il giullare

Qual è il peso delle lacrime se persino noi non siamo altro che gocce in un oceano di vuoto...?
Respiro lentamente la mia stessa brace, non un rumore fuori o dentro adesso.
Nelle vene non ho requie, è la dannazione della mia carne forse, come quella di tutti.
Le ali che volevano eguagliare gli dei sono andate perdute, ma non importa, cadendo ho respirato, cadendo sono stato vivo...

Adesso il tempo è una lama. Mi spoglio dei miei strati di pelle e mostro l'anima. Farà male ...? Neanche questo importa.
Le maschere attendono ancora nella stanza degli specchi. Un istante solo, un respiro più profondo della notte che ci portiamo dentro.
Poi vi raggiungerò.

Nei quartieri malfamati
nei locali o dentro i bar
Un coltello rosso sporco
o il sipario di un varietà
Dentro le paure più profonde
di ciascuno
Essere uno e centomila
ma nessuno
Piange una lacrima il giullare
può permetterselo al buio
Poi si punta il riflettore
e il suo show ce l'ha già pronto
E' così che deve andare
Un poco per non pensare
Ridono
e a volte fa bene
Ridono
e a volte fa male

giovedì 28 gennaio 2010

Stomaco #4

Misantropia ben mascherata da un sorriso di accondiscendenza...
Ribollire di bile, le labbra attaccate al bicchiere, sarà il freddo...
Qualcosa che si agita tra stomaco petto gola schiena senza ali... sarà il mio amico soldatino coi suoi slogan del cazzo imparati a memoria... sarà il dissenso espresso su un Social Network, che poi dove sta la socialità, santoddio, ah già manco ci credo in Dio, non nel vostro, non semplifico, per me siete voi assidui frequentatori del confessionale a semplificare...
Generalizzare o guardare ai singoli casi, come la metti metti devi dire Bianco, devi dire Nero, io non dico, forse è meglio, ci provo a non dire, poi non ci riesco, devo, mi scappa, un bel pensiero fumante e puzzolente, vi piace?
Sarà la fila alle poste, sarà la fila per fare l'esame, il bla bla bla imparato a memoria, professore sono un poverocristo senza futuro con poche speranze troppo tempo da perdere... me lo dai o no l'esame? Segnalo, dai.
Sarà il disordine, il disordine dell'ordine, sarà il buonismo di quei tizi, piangete fate la carità ma tanto i morti vi servono fanno comodo.
Sarà la telenovela che non finisce mai, saranno le partite della domenica, sarà la telecamera fissa sui cazzacci degli altri, sarà che siamo un mondo di comari hai visto quella hai visto quell'altro, sarà la finta satira, saranno tutte le persone che chiedono l'elemosina,gli spacciatori vuoi l'I-pod vuoi il fumo vuoi la coca,saranno i viaggi della speranza avemariapienadigraziailsignoreèconte, gli ospedali non muori finchè non lo decidiamo noi e se invece vuoi vivere aspetta che dobbiamo pensarci c'è posto non c'è posto...
Sarà la retorica, il passato ideale, idee maciullate sbandierate per credere di non essere i peggiori animali di questa fetta di Cosmo...
Saranno le canzoni d'amore, i libri d'amore, gli amari buttati giù...
Saranno i progetti da fare, sarà il sopravvivere a quei progetti, saranno le vacanze il relax obbligatorio i giochi le serate i locali ma come non ti diverti?
Saranno le etichette sono punk sono emo sono grunge sono metal sono sono sono, sarà l'ego, il loro il vostro il mio perchè vivo di qua e a volte me lo perdono, sarà l'ammasso di carta commerciabile, saranno i santini a puntate in edicola, sarà il poter essere genitore imporre concetti di giusto sbagliato dritto storto luminoso scuro, sarà la spesa da fare la tavola imbandita i sensi di colpa, sarà il bicchiere di troppo come cantava uno di quelli che hanno provato a cambiare le cose il bicchiere che mi fa essere molto più ubriaco di voi... ma a volte vorrei scendere...

lunedì 25 gennaio 2010

Insonnia

Rumore, stupido rumore.



Cos'è questo? Il niente?




No, il niente non esiste. Il niente è tutto. E non esiste neanche quello.






Ne accendo un'altra.




Scendo lentamente.





Spegnete quella cazzo di televisione?




Anche il traffico, per favore.









Non mi piace quello nello specchio. Deve avermi rubato qualcosa, non mi piacciono i suoi occhi.







Dormi, dormi....




.... come posso dormire se non dormi?






L'ultimo tiro.






Qualche pensiero idiota da buttare con la cenere.....






.... frammenti di una ridicola dannazione....










....ma prima o poi il sonno arriverà.

domenica 17 gennaio 2010

Rinascerai

Qual è il peso delle lacrime
se noi siamo solo gocce
in un oceano di vuoto
in una notte senza luna
Hai visto il mio buio
e hai saputo amarlo
sfiorandolo leggera
sognando e sanguinando
Lascia che lecchi le tue ferite
Lascia che l'anima respiri un pò
Lascia che i miei occhi parlino ai tuoi
Ora rinasci, io rinascerò
Qual è il senso delle lacrime
dentro questo grigio sporco
polvere di un senso antico
che in fondo non è mai esistito
Strappo il vecchio foglio
Ora voglio scrivere
la più bella favola
che sia mai stata udita
Lascio che lecchi le mie ferite
Lascio che l'anima respiri un pò
Lascio che i tuoi occhi parlino ai miei
Ora rinasco, tu rinascerai

domenica 10 gennaio 2010

Una voce

C’è una luce sul fondo
che si fonde col vento
mentre sfiora l’abisso
dentro ognuno di noi
È una speranza vigliacca
È un’antica promessa
È ogni gesto e ogni suono
È qualcosa che hai perso
in questi giorni vuoti
Nei pensieri copiati
Nel tuo modo speciale
di essere uguale al resto
Nel tuo cielo di carta
Nei ricordi bruciati
Nelle vite virtuali
Nelle bombe lontane
In quell’indifferenza
che è di chi ha già il suo pane
In ogni deserto
In ogni crocifissione
C’è una voce sul fondo
che si fonde ad un pianto
Può soltanto svanire
se la chiami poesia

sabato 9 gennaio 2010

I Viaggiatori

Infinite le maschere

Infinite le illusioni

Senza fondo il buio

celato dai nostri sguardi

L’inganno è forse l’unico

modo di mostrarsi

e per plasmare la Vita

dobbiamo rinnegarla

Mille schermi a deformare

un volto inesistente

Mille bugie a danzare

nella stanza degli specchi

Un fantasma dentro il petto

è la mia eterna condanna

Nel vostro sangue vive

e segue il vostro senso

Null’altro esiste adesso

al di là di questa notte

che si nutre di bugie

e di qualche anima persa

Null’altro esiste adesso

e non vi sono risposte

La vera essenza è il percorso

e noi siamo i Viaggiatori

sabato 2 gennaio 2010

Ophelia

Dormi padre, dormi, più sveglio di quelli che credono di esserlo, più vivo dei vivi... giunge sino a te la mia voce?
Canto non per celare le mie paure, canto per mettere a nudo le vostre.
La follia mi ha strappato l'amore... amore bugiardo e distante, come sono distanti le parole dalla Vita...
Dormi, padre, dormi... giunge sino a te la mia voce?
Un'ultima danza per il vostro stupore, per le vostre favole, per il mio torto e per la vostra ragione...
Un'ultima danza per le stelle distese sula superficie del fiume, per il vento che mai riposa, per il mio abito bianco, per le vostre battaglie...
Un'ultima danza per questi fiori, per il flusso che ora mi avvolge e si mescola al mio...
Dormi, padre, dormi, e perdonami se desidero raggiungerti così presto... giunge sino a te la mia voce?


E' come tornare all'origine
fare ciò che non osereste
per ritrovare la luce
quella luce che mi avete tolto
Proverò che significa "sempre"
A voi lascio l'onore e anche il resto
Inseguite le vostre domande
come i cani con la loro coda
Proverò che significa "sempre"
A voi lascio l'amore dei porci
Il mio sarà protetto dai flutti
e sarà per chi vorrà cercarlo
Proverò che significa "sempre"
e nulla cambia che ridiate o piangiate
Ero l'intero universo
e insieme solo un punto nel niente
Proverò che significa "sempre"
e terrò qui con me un pò di voi
Non voltatevi e affrettate il passo
Pensate pure che sia solo follia